LA TUA TECAR FA L’ATERMIA? La mia fa anche il bucato e lo asciuga

LA TUA TECAR FA L’ATERMIA? La mia fa anche il bucato e lo asciuga

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LA TUA TECAR FA L’ATERMIA?

La mia fa anche il bucato e lo asciuga.

Indurre un’intensità di corrente così lieve che permette “di accarezzare” i tessuti biologici con un aumento termico non avvertibile né dal paziente né dall’operatore.

L’effetto Joule indotto dalla condensazione di carica per il passaggio della radiofrequenza non sembra scaldare i muscoli, non gli strati profondi, nemmeno quelli in superficie. 

In verità un aumento termico avviene sempre, ed è li, nei particolari, in piccolissime variazioni di corrente che si nasconde il successo terapeutico.

Ti chiederai come fare a ottenerlo.

La Tecarterapia, pur essendo un trattamento di grande efficacia, è nota per essere altamente terapista dipendente e richiede da parte del terapista un elevato grado di attenzione sulle reazioni biologiche che stanno avvenendo in quel momento nel corpo del paziente. 

L’ho imparato lavorando a fianco dei rugbisti in più occasioni.

Nel 2005 ho lavorato per la prima  volta in assistenza alla squadra nazionale in occasione del collegiale di preparazione del 6 nazioni. 

Da li in poi periodicamente ho avuto vari altri momenti di confronto con il mondo del rugby, che mi affascina sempre e non poco.

Sono un gruppo di atleti, i rugbisti che andrebbero studiati come si studiano gli animali più particolari che la natura ci ha dato. 

La traumatologia sportiva qui passa una frontiera, supera un confine ed entra in un’altra dimensione, gli staff medici hanno competenze alte e così specifiche che non avevo mai visto prima.

Loro mi hanno aiutato con i loro spunti e i loro feedback a definire quello che chiamo “l’effetto cascata” dell’espressione metabolica sviluppata dalla Tecarterapia in dosi a bassa potenza fino al limite sul versante opposto, della sensazione termo-dolorifica di un trattamento ad alta potenza iper-termico. 

Reazioni che trovavo scritte negli studi di base che leggevo da qualche tempo.

Più volte nel mio lavoro di assistenza mi sono più volte trovato nel posto giusto al momento giusto. 

Ho accumulato una serie di pietre miliari rappresentate da casi di risoluzioni ecclatanti di stati infiammatori acuti, acutissimi:

  • Il primo ballerino della scala che resta bloccato durante le prove del balletto
  • Il playmaker della squadra di basket NBA che durante lavoro pliometrico ha una attacco acuto di LBP
  • La campionessa olimpica della maratoneta che ha una recrudescenza infiammatoria al tendine d’Achille la sera prima della gara.
  • Lo sciatore della nazionale che si procura una forte distorsione al ginocchio girando a calcetto durante il collegiale di allenamento.
  • Il rugbista che in partita riceve un Lopez nel quadricipite.
  • Il tennista che a Wimbledon gioca 5 partite di fila e non riesce più a muoversi.
  • Il 400metrista che al termine delle batterie di qualifica ha dolori muscolari tardivi che non gli permettono di camminare e deve correre la finale all’indomani.
  • La ginnasta con la febbre alta e le placche in gola il giorno prima della finale olimpica.

Gli effetti della Tecar che non sono distinti tra loro, ma si manifestano man mano che la radiofrequenza “carica il sistema” senza soluzione di continuità.

La domanda era sempre la stessa:

Come riuscire ad identificare gli effetti e controllarne la loro manifestazione?

Al motto di: fai il massimo che puoi con quello che hai, oggi sto portando avanti uno studio pilota che ha coinvolto un istituto di ricerca e che punta a capire se il trattamento di Tecarterapia ha senso fatto prima delle competizioni sportive.

La particolarità di questo studio iniziato nel 2017 è il disegno che lo definisce che segue le più moderne linee dell’EBM. 

Ad oggi nessuno ha mai fatto niente di simile nel campo della Tecarterapia. 

Non è dunque un’attività con cui ci si può approcciare con leggerezza, ma una combinazione di esperienza, scientificità, concentrazione. 

Durante la terapia diversi parametri dei tessuti trattati cambiano istantaneamente:

      • idratazione
      • temperatura
      • malleabilità
      • metabolismo
      • caratteristiche viscoplastiche

La gestione degli effetti terapeutici è complessa e dipende da:

      • Livello dell’erogatore di potenza
      • Dimensione della zona da trattare
      • Dimensione e tipologia dell’elettrodo
      • Durata della fase di lavoro

 

Nessun software presente nella macchina è in grado infatti di guidarci con precisione verso il risultato desiderato. 


Rendere fruibile al massimo delle possibilità applicativa la Tecarterapia  sempre stato il mio obiettivo. 

Avere risultati utili è fondamentale altrimenti il suo uso non sarebbe giustificato: spesso non lo è  quando il terapista la applica senza sapere esattamente cosa sta facendo o cosa succederà nell’indurre un aumento di temperatura per applicazione di una radiofrequenza.

Cercavo come risolvere il problema di comprendere esattamente la relazione che ‘è tra la potenza di emissione della Tecar, la sensazione del paziente e le areazioni biologiche indotte.

Serviva una, guida, uno riferimento, uno strumento che potesse aiutare il terapista a guidare la macchina da zero a 100km/h, su per i tornanti intricati e giù per le discese scoscese della terapia fisica.

Ho inizialmente “giocato” con la VAS applicata alla sensibilità termica invece che a quella dolorifica… infondo sono segnali elettrici che seguono le stesse vie afferenti, mi dicevo.

Al soggetto in esame chiedevo le sue sensazioni durante mentre l’elettrodo faceva il suo lavoro.

Chiedevo di descrivere con un numero prima e con una espressione verbale quella che era la sensazione sotto l’elettrodo in uso. 

In modo sistematico l’ho fatto con tutte le persone che trattavo fino a rendere una procedura normale, un setting del trattamento questa operazione.

Poi ho letto uno studio che descrive il Thermal Sensitivity Test, poi un altro che parla del questionario DASH e ancora un altro e mi sono fatto un’idea su quello che stavo cercando di costruire.

Giocando con la sensibilità termica della pelle al caldo e al freddo ho iniziato a giocare stata testata usando provette riempite con acqua a diverse temperature, come si fa fa per testare i deficit nei pazienti con neuropatie periferiche degli arti inferiori.

Nel 2007 con i miei amici veterinari ho iniziato a giocare con le termocamere che ci permettevano di vedere con che uniformità ottenevamo un riscaldamento dell’epidermide dei cavalli, per capire se potevamo lavorare con Tecar in ambienti, le stalle, che in inverno hanno temperature piuttosto diverse da quelle confortevoli della cabina del fisioterapista.

Nel 2008 ho presentato il mio lavoro sull’applicazione atermica di Tecar in Spagna all’azienda INDIBA SA che produce dal 1983 lo strumento che veniva venduto invece in Italia dal 2006. 

Non avevano idea di quello che stavo per mostrare perché fino ad allora lo strumento di Indiba era sempre stato usato applicandolo per creare temperatura: la più alta sopportabile dal paziente.

Fino ad allora si usava la Tecarterapia solo in quel modo.

La reazione alla presentazione delle mie osservazioni non fu entusiastica e anzi, andarono oltre allo scetticismo: fui preso per matto e all’inizio nessuno credeva ad una effettiva efficacia all’uso della Tecar senza induzione di effetto francamente termico.

Ai tempi per chi la costruiva in Spagna, per chi la vendeva e per chi la usava c’era solo un’opzione: la Tecar se non scalda non funziona.

Si faceva semplicemente riferimento agli studi su un’altra terapia fisica che è da sempre chiamata Ipertermia. 

Esistevano gli studi di base sulla Tecarterapia che erano stati completati ed eran osservati a certificarne l’efficacia biologica e soprattutto la sua ’innocuità  che potesse garantirne una sicura ed ampia applicazione.

Sembra assurdo, ma nessuno leggeva cosa c’era scritto in quegli studi. O meglio non lo considerava, non lo vedeva.

Da tutte le parti ci trovi scritto che gli esperimenti erano portati avanti irradiando le culture cellulari con dosi sub-termiche per non alterarne lo sviluppo. 

Nella pratica della Tecar invece vigeva la legge: più scaldi meglio è!

Questo preconcetto ha sempre fregato tutti e continua a farlo ancora oggi.

É come una fede, la accetti perché ti fa sentire bene facendo leva su bisogni primari:

    • Fare una bella doccia calda
    • Mettersi al calduccio sotto la coperta
    • Scaldarsi le mani davanti al camino 
    • Mettere intorno al collo un cuscino riscaldato per rilasciare le tensioni
    • Applicare la boule sulla pancia per far passare i dolori 

La Tecar però non può essere un comportamento culturalmente accettato come “uso e costumi” e restare una pratica dall’efficacia dubbia. 

Per questo sto lavorando da 2 anni al blog che stai leggendo. 

Nei prossimi mesi sarò impegnato in un Tour di presentazione del progetto Blog e Community con l’evento itinerante che ho chiamato:

 “Tecar Practice Lab Experience”

Resta sintonizzato e se vuoi lasciare la tua email nella pagina dedicata al “Tecar Practice Lab Experience”, ti potrò tenere informato.

httpsss://richiestainfo.com/vincenzo-lancini/

A presto

Vince Tecar

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Vincenzo Lancini

PI: 02947020166