C’ERA UNA VOLTA L’ATERMIA. Conoscere la storia: se Atene piange, Sparta non ride

C’ERA UNA VOLTA L’ATERMIA. Conoscere la storia: se Atene piange, Sparta non ride

_DSC6811

C’ERA UNA VOLTA L’ATERMIA

Conoscere la storia: se Atene piange, Sparta non ride.

Oggi tutto il mondo dei Tecarterapisti parla di Atermia.

Pochissimi operatori ad oggi ne hanno compresa la pratica che non è altro che un un preciso ed unico modo di applicazione della radiofrequenza a 448Khz di Indiba, la Tecarterapia da sempre.

Il problema sta in tutti noi che siamo sempre indotti a pensare che tutto quello che è di colore marrone sia cioccolato. Il principio di associazione è comodo e chissenefrega (tutto attaccato) della storia vera. 

Quando avrai letto quello che ho da raccontarti nella mia storia, non avrai più bisogno di rivolgerti alla cartomante per chiedere fortuna nell’applicazione del tuo lavoro atermico nell’uso della Tecarterapia.

La storia dell’ATERMIA  inizia dal suo significato:

“Senza temperatura” non è altro che una semplice definizione. 

Se non applichi l’atermia secondo parametri precisi, ti resterà solo una nozione utile come termine per riempirti la bocca quando ti serve farti grande nel padroneggiare un chissà che trucco del mestiere.

Parto da qui: fino al 2004 si usava la Tecar solo  per scaldare i muscoli che diventavano “lmorbidi” come il burro lasciato al sole e le articolazioni si mobilizzavano più facilmente.

Poi sono arrivato io.

Mi avevano insegnato che per capire le possibilità di applicazione della Tecar  bisognava semplificare l’applicazione dello strumento a 3 livelli operativi: 

      1. Basso – atermia
      1. Medio – omeotermia
      1. Alto – ipertermia 

Oggi posso dire che quella semplificazione che serviva a vendere più strumenti ha portato alla banalizzazione.

Era il 2005 quando poi mi fu consigliato di leggere le informazioni scientifiche o pseudo tali che c’erano a disposizione per approfondire le mie conoscenze e poterle usare nell’argomentazione a sostegno dell’uso della Tecar.

Mi chiedevo spesso perché il livello più basso di operatività con Tecar veniva definito atermico (senza temperatura) quando invece io sentivo sempre scaldare i muscoli che trattavo sotto le mie mani.

A fine 2006, dopo un anno ammezzo di letture, approfondimenti, ricerche bibliografiche, applicazioni, osservazioni e raccolta dati, io avevo messo insieme tutti i pezzi del puzzle che costituiva un quadro chiaro ai mei occhi:

I livelli operativi della Tecar andavano rivisti.

Mi avevano sempre detto che in fase acuta e sub-acuta dovevo applicare la Tecar a livello operativo basso, quello atermico, ma sentivo sempre la temperatura a livello dell’epidermide che si alzava chiaramente e inequivocabilmente e leggevo studi di base su applicazioni di dosi sub-termiche a culture biologiche che crescevano nei vetrini di Petri irradiate a cicli ripetuti per 24 di seguito e poi di più.

L’aspetto più importante e anche fastidioso era che il risultato del trattamento in fase acuta era il dolore e la lombalgia del soggetto di turno peggiorava drasticamente. 

Peggio era quando trattavo atleti professionisti della corsa o del ciclismo che poi il giorno dopo non erano più in grado di performare agli stessi livelli del giorno precedente. 

Con gli atleti professionisti del ciclismo ho imparato tantissimo grazie alla loro sensibilità e mi hanno dato sempre feed-back importanti post trattamento. 

Il confronto con alcuni massaggiatori e la loro disponibilità infine mi ha dato gli imput che sono stati fondamentali per lo sviluppo di un uso più preciso, ampio e efficace della Tecarterapia.

Con i maratoneti keniani poi ho lavorato così tanto e abbastanza a lungo che alcuni atleti particolarmente sensibili mi hanno fatto capire che un trattamento atermico a fine di una maratona permette al corpo di recuperare prima.

Durante più di 2000 ore dedicate all’osservazione degli effetti di quella che veniva chiamata applicazione atermica avevo costruito un modello di trattamento mettendo appunto applicazioni sperimentali e creando casi clinici che mi davano tanta soddisfazione e una idea nuova di lavoro.

Era il 2007 quando finalmente governavo “a bacchetta” l’effetto dell’applicazione dell’atermia che ora mi dava come riscontro immediato l’abbassamento di tutta l’espressione infiammatoria:

la parte trattata appare “rinfrescata” il paziente riferisce brividi di freddo e la sensazione di leggerezza pervade il segmento corporeo appena lavorato e appare evidente una diminuzione dell’edema o il riassorbimento dell’ematoma.

Succede tutto le volte che ripeto il procedimento. 

Ha un effetto talmente eclatante che lo definirei “miracolistico”.

Ti chiederai: 

    • questa applicabilità dell’atermia non ha un limite di validità? 
    • Ha sempre un effetto positivo sui sintomi quali dolore, edema etc.?

La risposta è che ad oggi l’unico limite che decreta il fallimento dell’effetto immediato dell’atermia sul sintomo del dolore è quello strutturale: una frattura, un ernia fiscale, una lesione…

No. Attenzione: la lesione muscolare è “pane per la Tecar”. Sempre. Immediatamente, nell’immediato post-trauma. Ma per descrive questo specifico argomento avrò bisogno di un altro articolo…

Dall’inizio del 2008 poi la Tecar arrivò in Italia con un nuovo schermo che riportava i valori dei parametri elettrici che ci sono in gioco durante l’applicazione. Iniziai a leggere ed annotarmi i numeri che vedevo apparire all’impazzata durante i miei trattamenti.  

Consumando molti quaderni, compilai migliaia di fogli finendo inchiostro di non so quante penne. Notai che il variare dei numeri aveva un ordine di relazione diretta che si ripeteva con il ripetersi delle mie prove in ordini che riconoscevo sempre e che ormai avevo codificato: 

Era nata l’atermia quella che non senti sulla pelle o nei muscoli, ma quella che quando c’è dolore acuto lo azzera e sembra fare miracoli, rigenera e fa recuperare energie agli atleti affaticati o investiti da stati infiammatori.

L’atermia come la intende Vincenzo Lancini è quella che funziona, quella che ti apre la strada a successi terapeutici importanti e che se non l’hai provata non ci credi.

Comprendere la storia dell’applicazione atermica di Tecar ti aiuta prima di tutto ad accendere il cervello e innescare la scintilla che del ragionamento che ognuno nell’uso di Tecar deve essere in grado portare avanti.

Quando applichi la Tecarterapia in condizioni atermiche nell’immediato post-trauma o nell’immediato post-chirurgico risolvi in modo ottimale gli stati infiammatori più complessi. 

Ti voglio lasciare un link del primo articolo che ho letto tanti anni fa: a me ha aperto un mondo: 

Quello del ragionamento!

Mi raccomando: leggilo.

Mi auguro ti possa aiutare come ha aiutato me a capire i meccanismi che regolano e differenziano l’osservazione dei fenomeni in vitro dentro un laboratorio e come sia complesso il processo di convalida nella loro applicazione nella pratica clinica.

httpsss://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24416255

Nei prossimi mesi sarò impegnato in un Tour di presentazione del progetto Blog e Community con l’evento itinerante che ho chiamato:

 “Tecar Practice Lab Experience”

Resta sintonizzato e se vuoi lasciare la tua email nella pagina dedicata al “Tecar Practice Lab Experience”, ti potrò tenere informato.

Clicca sul mio nome qui sotto e scopri il programma.

httpsss://richiestainfo.com/vincenzo-lancini/

Ti chiedo un ultimo sforzo: 

Leggi gli studi originali del Prof. Ubeda dell’università Ramon Y Cayal de Madrid. Ti aiuteranno a capire i meccanismi di azione in gioco nella somministrazione della radiofrequenza a dosi sub-termiche (atermia).

Qui sotto ti ho preparato i link. 

Cliccaci sopra e buona lettura.

A presto

Vince Tecar

cookie – privacycredits

Share on facebook
Facebook
Share on google
Google+
Share on twitter
Twitter
Share on linkedin
LinkedIn
Share on pinterest
Pinterest

Vincenzo Lancini

PI: 02947020166