L’autotrattamento: deformazione professionale e sperimentazione personale

L’autotrattamento: deformazione professionale e sperimentazione personale

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L’AUTOTRATTAMENTO

Deformazione professionale e voglia di sperimentare:

la mia Caviglia

“Ho preso” una fortissima storta alla caviglia. 

Ankle sprain in Inglese, distorsione della caviglia in italiano, slogatura in gergo.

E’ uno dei classici della fisioterapia, dell’ortopedia ma anche del concia ossa: insomma un Must!

Scommetto che ricevi spesso persone inviate dal medico che arrivano da te per il trattamento post-traumatico distorsivo della caviglia: lo sfortunato paziente che arriva da te, non ha visto lo scalino o il marciapiede, e per strada magari ha infilato un piede in una buca inciampando e cadendo.

Sarà però successo anche a te di prendere una storta una volta, di slogarti la caviglia e dover mettere la borsa del ghiaccio sul conseguente gonfiore.

Ti voglio raccontare come ho gestito la mia caviglia quando “Lei” ha pensato di “twistare” mentre io scendevo le scale saltando 3 scalini per volta, alla velocità della luce in preda  ad una fame bestiale dopo una lunga mattinata di lavoro.

Ho a disposizione la Tecarterapia e non ci penso un attimo: ho intenzione di applicarla e il prima possibile in modalità auto-trattamento… pronti via!

Ti chiederai: 

ma come è possibile?

L’applicazione di una termoterapia su un trauma acuto?

E poi… in modalità auto-trattamento?

Cosa vuol dire?

Vado a spiegarti il nocciolo della questione: 

Oggi la Tecarterapia è conosciuta come altamente terapista dipendente e questo è un punto debole, anzi debolissimo che è stato alimentato dal marketing sfrenato delle aziende produttrici che sbagliano clamorosamente a voler vendere uno strumento che si adatta alla sviluppo integrato di metodiche combinate e organizzano sempre veri e propri spettacoli pirotecnici presentando affascinanti e divertenti (aggiungo io) “cabaret formativi” allo spettatore da imbonire durante ammalianti “Corsi di formazione”.

A me piace una definizione che è più adatta e voglio chiamare questi incontri di vendita: “Corsi di deformazione”

Ci puoi trovare giocolieri, ballerine e saltimbanco e applicano la Tecarterapia mentre il Fisioterpista che fa da paziente è impegnato a restare in equilibrio su palle circensi ed esegue numeri di giocoleria con tre, quattro ma anche cinque birilli in un piano di intervento riabilitativo per la lombalgia. 

Si inventano fantasiose e fantasmagoriche applicazioni Tecar integrative a tecniche fisioterapiche affermate per aumentare l’appeal e vendere di più. Il risultato è sempre una storpiatura che ha del grottesco… e ti ricordo che sto parlando di aziende che, punto fondamentale, cioè punto che viene prima dei “corsi di deformazione”, vendono macchine x Tecarterapia che non sono state sperimentate scientificamente. 

Ormai tanti anni fa mi sono posto come obiettivo quello di dimostrare che la Tecarterapia può funzionare e avere successo senza che sia necessario avere abilità manipolative e controllando l’aumento della temperatura locale in modo fine, impercettibile e ragionato. 

Lo faccio da quando nel lontano 2008 per l’ennesima volta durante un workshop nell’uso  Indiba Tecarterapia da sempre, mi veniva fatto notare che la mia operatività manuale avrebbe dato un risultato utile anche senza l’integrazione ed uso della Tecar su quel paziente che stavo trattando.

La caviglia mi fa malissimo (VAS 9) ma non applico il ghiaccio, niente compressione, ma in questo istante, immediatamente, prima di tutto, applico la radiofrequenza che è in grado di riequilibrare l’attività cellulare, rigenerare i tessuti e drenare i liquidi. 

Vuoi sapere come ho fatto? 

Perché ho scelto di applicare un’elettroterapia che scalda in un momento di infiammazione acuta/acutissima? 

La risposta è semplice: perché con la Tecarterapia si può.

I risultati sono evidenti, anzi, oso dire ecclatanti.

Me lo raccontano i miei 15 anni di prove empiriche, quelle che si chiamo “lavoro sul campo”, cercando di confrontare diversi approcci applicativi, provando a rendere ripetibili le prove, facendone a migliaia, analizzandole e sporcandosi le mani 10 ore al giorno 6 o anche 7 giorni a settimana.  

L’auto-trattamento è un’esperienza obbligatoria per il terapista che vuole avere successo nell’applicazione della Tecarterapia.

Quale miglior occasione per capire “cosa si sente” e “cosa succede”, se non quella di intervenire immediatamente dopo un trauma distorsivo della propria caviglia che da subito si gonfia a raggiungere dimensioni di una palla da tennis e così sperimentare su stessi la sensazione e gli effetti dell’applicazione Tecar.

Voglio ricordarti che quando parlo di applicazione di Tecarterapia nell’immediato post-traumatico o immediato post-chirurgico si aprono i cancelli spazio-temporali su un mondo diverso da quello che conosci. 

Tieniti forte: stai per entrare in un’altra dimensione!

Vado ad elencarti gli elementi fondamentali dell’anamnesi, ricordandoti la mia prima intenzione: intervenire immediatamente con la Tecarterapia in modalità auto-trattamento e ti faccio il punto della situazione:

      • ho un dolore da vomito VAS9
      • Il gonfiore è evidente ed ha l’aspetto di una palla da tennis
      • Il movimento è azzerato, e non riesco a muovere neanche le dita del piede
      • la temperatura locale è apprezzabilmente più alta della controlaterale
      • Il sottocute è bluastro. 
      • mi è impossibile camminare e non se ne parla di appoggiare il piede in carico

Ecco, ti descrivo di seguito come ho impostato il mio piano strategico. 

Lo chiamo strategico perché è il frutto di scelte ben precise dettate dal contesto. 

Esigenze e obiettivi chiari:

    1. Non ho tempo per dedicarmi troppo a lungo alla cura della mia caviglia distorta perché sono in un periodo lavorativo dove la mia agenda piange e l’overbooking è la regola fissa.
    1. Voglio un risultato immediato e veloce e principalmente voglio che questo dolore che picchia in testa diminuisce il più possibile.
    1. Voglio tornare ad appoggiare il piede anche “prima di subito” perché devo muovermi per lavorare: camminare, guidare e salire e scendere le scale.

Il mio protocollo di auto-trattamento ha come obiettivo testare il concetto “minimo sforzo e massimo risultato”: deve essere veloce, efficace e facile da eseguire.

Posso così mettere alla prova 2 aspetti criticati della tecar che la rendono altamente terapista dipendente:

    1. Tempi di applicazione variabili e spesso troppo lunghi.
    2. Abilità manuale e libera interpretazione del terapista nell’uso del device.

Parto descrivendoti un report consuntivo che descrive a posteriori come ho affrontato la situazione:

    • Giovedì ho subito il trauma distorsivo (VAS10) e il gonfiore che ricordava il malleolo personale aveva dimensioni di una palla da tennis.
    • Le 2 notti successive (giovedì e venerdì) ho dormito solo a tratti causa dolore lancinante alla caviglia ad ogni minimo movimento a letto.
    • 3 giorni dopo, Domenica, ho lavorato stando 10 ore in piedi impegnato a fare da relatore ad un “master allenatori” della Federazione Ginnastica Italiana su una pedana ammortizzata del corpo libero.
    • Lunedì il dolore è nettamente migliorato al risveglio (VAS3), ma l’andamento del dolore H24 è stato ancora in crescendo fino ad arrivare a VAS9 in serata dopo un’intera giornata lavorativa in carico facendo trattamenti tecar a lettino e attività di personal training in palestra.

Continua a leggere e a seguire troverai in tabella il protocollo che ho applicato nella prima settimana dopo il trauma.

      • Numero trattamenti: 8
      • Modalità: resistivo 35mm
      • Geometria applicativa: piastra sotto coscia contro-laterale – posizione supina
      • Potenza: 55%
      • Temperatura riferita-rilevata: 7
      • Durata trattamento: da 10’ a 30’
      • Periodizzazione: bi-giornaliera – giornaliera – a giorni alterni 

Visto il dolore forte e insistente della mia caviglia, che migliorava solo per qualche ora dopo il trattamento con Tecarterapia, sono arrivato alla conclusione che qualche cosa nell’articolazione poteva essere lesionato.

A distanza di una settimana sono stato a fare una radiografia che infatti il referto diceva di un distacco parcellare, un frammento osseo del malleolo peroneale sinistro si è staccato… tutto il presto è intatto. 

Il consiglio del medico ortopedico a cui mi sono rivolto è stato:

      • Limitare gli spostamenti e riposo per una settimana 
      • Terapia antinfiammatoria
      • Tenere l’arto in scarico mezzo stampelle per 2 settimane
      • Usare un tutore per immobilizzare l’articolazione tibiotarsica per un mese

A questo punto, come tutti i pazienti  che lavorano in proprio e tanto, anche io vesto i panni del “bravo paziente” che ha un’attività con un discreto numero di collaboratori e situazioni lavorative aperte in mezzo mondo…

Pensate che io abbia seguito le indicazioni dell’ortopedico?

Certo che no. 

Ho stretto i denti, ho azzerato la mia attività sportiva, certo, ma non ho mai smesso di lavorare e non ho mai modificato i miei impegni e ho solo trasformato tutte le mie pause pranzo, per un mese, in momenti di riabilitazione di un ora e ho messo giù i miei obiettivi:

    1. Recupero mobilità caviglia su tutti i piani articolari fuori carico e poi in carico
    1. Recupero reclutamento e forza dei muscoli stabilizzatori contro resistenza
    1. Recupero trofismo capsulo-legamentoso della tibiotarsica: esercizi statici monopodalici
    1. Recupero della propriocezione e gestione dell’equilibrio: esercizi monopodalici in instabilità di base
    1. Recupero movimenti complessi ed integrati a ginocchio ed anca: squat, lifting, hip hinge, quadrupedie in movimento
    1. Recupero funzionalità del cammino – balzo – corsa
    1. Recupero endurance e movimenti complessi: salita di scalini, gradoni, arrampicata
    1. Recupero attività ad alto impatto e alta componente random: trail running e Mountainbike downhill.

Ti devo ancora una volta ricordare che nello svolgimento di questo percorso riabilitativo che ti ho appena descritto, io ho sempre integrato l’applicazione di 15 minuti di Tecarterapia in modalità auto-trattamento che mi ha aiutato moltissimo ad ogni sessione di lavoro riabilitativo in preparazione all’esercizio riabilitativo:

    • Aumentando le caratteristiche viscoplastiche della capsula legamentosa
    • Diminuendo il dolore di base prima di iniziare il lavoro di mobilizzazione
    • Drenando l’edema che tendeva a ripresentarsi 
    • Rilassando la muscolatura ipertonica per protezione antalgica della fascia plantare, peronieri e il resto dei muscoli periarticolari
    • Etc etc…

Se stai pensando che sono un matto… beh un pò, magari hai ragione, però…

Ad un mese dal trauma, i punti salienti della mia esperienza sono stati:

        • non mai indossato un tutore ne usato bendaggi di sostegno alla caviglia
        • sono sempre stato molto attivo e concentrato sulla situazione
        • non ho mai tenuto l’arto in scarico
        • Non ho mai applicato ghiaccio
        • ho puntato su mobilizzazione cauta a carico ridotto, continua per molte volte al giorno. 

Ti lascio con uno slogan che fa molto televendita ma a me piace un sacco dopo un risultato come questo:

Con la Tecarterapia si può!

Ti ricordo che la modalità auto-trattamento ha ESCLUSIVAMENTE un fine esperienziale riservato all’operatore. 

L’auto-trattamento permette a te operatore di comprendere cosa sono le sensazioni, quali sono le reazioni e cosa succede al corpo e in quali tempi, come si sviluppa la temperatura endogena, dove e quanto, mentre sto applicando la Tecarterapia.

Ti ricordo ancora che quanto hai letto fin qui, quello che io ho sperimentato su di me, è valido ed  stato possibile solo perché ho utilizzato la Tecarterapia di INDIBA SA, unico strumento che ha una base, anche se piccola, scientifica.  Tutto il resto non conta.

VADE RETRO poi il pensiero di utilizzare questa modalità su pazienti perché saresti esposto ad inutili rischi, situazioni potenzialmente pericolose legate alla gestione dei parametri dello strumento e per ultimo ma non per importanza saresti perseguibile legalmente.

Ricordati poi, che se anche in commercio esistono strumenti per fare Tecarterapia con modalità automatica, non farti venire in mente di applicare la tua “macchina” in “modalità automatica” legando l’elettrodo resistivo, magari sotto la pianta del piede!

Ti assicuro che ho visto terapisti farlo e non va bene!…NON SI FA.

Mi farebbe piacere ricevere impressioni e un tuo feed-back su come è andata la tua esperienza di auto-trattamento. Prova a seguire il protocollo che ti ho indicato su esiti distorsivi e fammi sapere. 

Scrivimi: vincelancini@gmail.com

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Vincenzo Lancini

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